Comune di Napoli - Che genere di fututo
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Una mostra dedicata a un grande artista può, realisticamente, presentare solo una selezione limitata delle sue opere. Ad esempio, se l'artista è il Caravaggio è praticamente impossibile pensare di esporne tutti i dipinti, nessuno escluso. Ancora più impensabile è immaginare una mostra che esponga, in uno stesso luogo, oltre all'opera completa di Michelangelo Merisi, anche tutti i dipinti di Leonardo e quasi tutte le opere di Raffaello: capolavori che sono disseminati, come è noto, in decine e decine di musei, chiese e abitazioni private di diversi continenti.
Nel convento di San Domenico Maggiore, magnificamente restaurato, dal 3 dicembre al 21 aprile 2014, si potrà, invece, assistere, a questa sorta di prodigio: una "mostra impossibile" che presenta centodiciassette dipinti e affreschi dei tre grandi artisti riprodotti rigorosamente in scala 1:1 e ad altissima risoluzione.
L'idea di allestire delle "mostre impossibili" nasce da un'attenta riflessione sulla crisi strutturale che investe i musei di tutto il mondo e dalla considerazione che, nell'epoca della riproducibilità digitale dell'opera d'arte, la riproduzione dev'essere tutelata e valorizzata quanto l'originale, non solo per motivi economici ma, prima di tutto, perché una diffusione veramente capillare e di massa delle opere d'arte può essere garantita soltanto dalle riproduzioni: un'istanza di democrazia culturale che ha in Paul Valéry, Walter Benjamin e André Malraux i suoi precursori. Non a caso i giovani, gli studenti e, più in generale, quei cittadini che non frequentano abitualmente i musei, hanno rappresentato il pubblico di elezione delle venti mostre impossibili finora realizzate.
Inoltre, la realizzazione di grandi mostre è resa sempre più problematica dalla crescente - peraltro comprensibile - contrarietà dei direttori dei musei a concedere il prestito delle opere ma anche dagli esorbitanti costi delle assicurazioni e delle speciali misure di sicurezza, inevitabili per dipinti d'incalcolabile valore.
Il progetto de "Le mostre impossibili" nasce, dunque, da queste premesse e dalle opportunità offerte da un uso rigoroso e creativo delle tecniche di riproduzione digitale delle immagini che pongono lo spettatore virtualmente di fronte all'opera d'arte originale.
 
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