CRIMINALITA' NAPOLI:STUDENTI IN CAMPO,NOI SIAMO DI PIU'/ANSA

IN 1000 A FORCELLA; NAPOLITANO, CONSERVATEMI MOLLETTA-SIMBOLO


            
            (ANSA) - NAPOLI, 10 NOV - Il legame con la città sembra 
illeso, c'e qualcosa di forte, che va oltre la tentazione 
mediatica, nei simboli, negli slogan, nei gesti con cui gli 
studenti napoletani hanno manifestato oggi contro la camorra a 
Napoli, incontrandosi al 'Trianon' di Forcella, e riempiendolo 
fino all'ultimo posto. Loro erano mille anche se potevano 
starcene 600, nel teatro quartiere di Annalisa Durante.
   L'idea è quella della 'molletta', accessorio della cartolina 
popolare della città, quella che si usa per stendere i panni al 
sole: attaccata oggi al bavero della giacca, al colletto di una 
camicia, diventa metafora di tenacia e ostinazione, 'non 
mollare'. Di fondo, una convinzione: "Noi siamo più di loro, 
riprendiamoci la città".
   C'é il sostegno del Quirinale: Giorgio Napolitano chiede che 
gli si conservi una mollettina e scrive al presidente del 
Consiglio comunale, Leonardo Impegno, promotore dell'iniziativa. 
"Resto convinto - dice il Capo dello Stato - che la 
partecipazione democratica e l'impegno dei cittadini e delle 
forze sociali, in sintonia con l'operare concreto delle 
Istituzioni e delle istanze di governo, ad ogni livello, 
rappresentino la sicura base su cui può poggiare una rinnovata 
capacità di intervento e di soluzione per i tanti, antichi mali 
della città. E' con questo spirito che confermo il pieno 
sostegno e vi chiedo di tenermi in serbo la 'mollettina' 
diventata simbolo di questa volontà concorde".
   Sfilano studenti delle scuole di tutta Napoli e delle 
università, moderati da don Tonino Palmese, dell'associazione 
Libera. L'indice puntato in aria: "Domani o ci chiamerà la 
camorra per dirci di stare a casa buoni, o ci chiameranno le 
istituzioni per chiedere un tavolo con le associazioni". In 
prima fila il sindaco, Rosa Russo Iervolino, in prima fila, 
attenta.
   La pretesa è che questa moltitudine, nelle file ordinate del 
teatro, produca proposte. Ne escono fuori due: la carta della 
legalità, idea di don Luigi Merola, il parroco di Forcella; e 
il Forum dei giovani per il Comune di Napoli, proposto da un 
ragazzo di Pompei. Alla fine c'é l'indirizzo telematico - 
forum.govani@comunenapoli.it - anche se il forum ancora non 
esiste.
   I ragazzi si fanno ascoltare: "Cambiamo ora", perentoria, 
Ilenia (scuola Villari), parte leggendo e prosegue a braccio. 
"Non è possibile che il sabato sera abbiamo paura di uscire 
perché ci rapinano per un cellulare. Non è possibile avere 
paura di uscire con il proprio ragazzo, avere paura di lanciare 
uno sguardo alla fidanzata di qualcuno pericoloso". Qualcuno 
lancia la manifestazione del 17 novembre, in piazza Mancini per 
la giornata degli studenti. "Non voglio essere sfrattata dalla 
mia città, ci credo ancora. Lasciateci fare, dateci ascolto, 
dateci qualcosa da fare": dice Gaia, di Studenti contro la 
camorra, associazione che riunisce 3000 giovani della provincia.
   Ci sono anche quelli di Contracamorra, che inseguono i 
colleghi palermitani: "Entro Natale speriamo di avere 3000 
adesioni per il progetto di consumo critico", spiega Pasquale 
Pugliese. Il consumo che vuole lasciare vuoti i negozi i chi 
paga il pizzo. Parla Luca (Liceo Labriola), e poi: "Ora Lascio 
simbolicamente questo palco, per dire che non è qui che 
dobbiamo parlare, ma nelle scuole, nei centri di aggregazione, a 
casa, a lavoro".
   "E' veramente bello che siano i giovani a dire 'non 
molliamo'. - ha commentato il sindaco - abbiamo voluto che 
questo messaggio arrivasse anche all'Italia del Nord, a tutta 
Italia. Sul Corriere della Sera, su Repubblica, su Il Mattino 
c'é il manifesto dei ragazzi". E' molto "contento" Impegno. 
A sua volta un giovane, il più giovane d'Italia nel suo ruolo, 
che risponde a chi punta il dito sulla classe dirigente: "Siamo 
in un momento di difficoltà. Avremo tempo per affrontare e 
discutere dei limiti, degli errori e delle cose positive, che in 
questi 13 anni abbiamo fatto. Lo dovremo fare con serietà. 
Quando in una città ci sono 8 morti in 8 giorni però, non è 
il momento delle divisioni e della individuazione delle 
responsabilità. Ora dobbiamo lavorare". (ANSA).




